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17 febbraio 2009

Ciao Walter

Grazie per quello che hai fatto, in questo momento sinceramente l'unico motivo per cui aspetto un po' prima di mollare tutto e tornare a fare il qualunquismo è per vedere cosa succede. Ho creduto nel progetto del PD e nella tua impostazione, un'impostazione che è stata minata sistematicamente nell'ultimo anno e mezzo, perché non si possono abbandonare i cliché, perché in Italia la politica non esiste, quella con la P maiuscola, quella con orizzonti di 5/10 anni. Mi riconoscevo nel PD che disegnavi, e ora non mi riconosco più, trovo che le correnti se le potevano friggere e che serviva coesione. Ammiro la tua posizione, che è quella di chi lascia spazio quando non si sente supportato, e non sono qui a scrivere di non mollare. Ma sinceramente sento che il partito è più povero senza la tua guida, e ora chi ha lavorato perché questo avvenisse si assuma la responsabilità. Sulle pagine di questo blog avevo detto che questo era il rischio, illudere chi si sente di sinitra in un progetto che viene per un motivo o per l'altro demolito da piccole beghe di partito lascia un amaro incredibile.
Ogni sabato guardo il messaggio alla nazione di Obama e li invidio. In questo momento non sono arrabbiato con la destra, ma con la sinistra, la sua miopia, le sue logiche perverse, e la sua incapacità di cambiare. A Firenze le primarie hanno dato un segnale: la base ha supportato tutto tranne che il candidato di apparato, basta con l'apparato, basta!
Quindi grazie ancora caro Walter, per aver almeno provato a mostrare che si poteva cambiare impostazione, sono tra quelli che pensa tutt'ora che tua avessi ragione e che ora la sinistra finirà in un tombino e indietro di dieci anni. Però saranno tutti contenti perché invece di lavorare per governare e risolvere problemi concreti potranno manifestare nel nome di ideali, e il massimalismo finalmente tornerà a rimpiazzare la pragmatica. Un commento? Credo che tu abbia sbagliato nel cercare sempre di mediare, qualche volta è importante anche prendere posizioni nette.
Credo che tornerò a dormire, o magari diventerò un cervello in fuga, perché questa Italia non mi rappresenta più, neanche un po'.




permalink | inviato da cisterni il 17/2/2009 alle 22:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

7 novembre 2008

Yes, they can! And We can't...

Non ce la faccio, non ce la faccio più (come Magda di Bianco Rosso e Verdone), non ce la faccio neanche col dialogo, non ce la faccio ad essere preso per il culo (scusate il francesismo) ogni volta che vado all'estero: un ricercatore universitario Italiano in giro per il mondo... quando mi chiedono se il mio stipendio (una volta rivelato l'importo) è settimanale... quando lavoro 16 ore al giorno e mi considerano un lavativo inutile e mangiapane a tradimento. Non ho neanche più molta voglia di scrivere per una sinistra che si divora al suo interno invece di lavorare unita.
Ma il nostro Presidente del Consiglio ha oggi toccato il fondo... E allora torno a scrivere con un'amarezza che non potete immaginare riportando il commento del New York Times sulle esternazioni del nostro primo ministro:

November 6, 2008, 3:39 pm

Berlusconi Under Fire for Obama ‘Joke’

Italian Prime Minister Silvio Berlusconi did it again.

Meeting in Moscow on Thursday, Mr. Berlusconi told Russian President Dmitri Medvedev that President-elect Barack Obama “has all the qualities to get along well with you: he’s young, handsome and suntanned, so I think you can develop a good working relationship.”

Italy’s leading daily, Corriere della Sera, ran a video of the scene.

The leader of the center-left opposition, Walter Veltroni, said Mr. Berlusconi’s remarks “seriously damage the image and dignity of our country on the international scene,” Corriere della Sera reported. Mr. Veltroni — who has been called the Obama of Italy, except that he lost the election –­ added that such “cabaret one-liners” showed a “lack of respect” unworthy of a statesman.

He called on Mr. Berlusconi “to offer official apologies.”

But Mr. Berlusconi said the remark had been all in fun: “Are there really people who don’t understand it was a cute thing to say?” he said, according to Corriere. Adding: “God save us from imbeciles. How can you take such a great compliment negatively?”


Notare la prima frase: "Il primo ministro italiano lo ha fatto ancora".
Riporto un commento all'articolo... E poi spendiamo i soldi per l'immagine dell'Italia del mondo...

So Berlusconi’s remarks are “unworthy of a statesman”. So what? Who ever confused Berlusconi with a statesman? The man is a loudmouth; he commits dozens of such gaffes a week. Given the very real crimes he and Medvedev are each responsible for, it seems almost indecent to complain about such relatively trivial nonsense.

— kirill_in_aix

Ha ancora senso di parlare di Politica in Italia? Perché dovrei continuare a scrivere un blog quando questo è il primo ministro del 60% dei consensi?
Sono depresso.




permalink | inviato da cisterni il 7/11/2008 alle 0:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

28 luglio 2008

La ricerca Italiana

Il mio silenzio su questo blog è un profondo commento alla situazione in cui viviamo, non avevo parole per esprimere il senso di vuoto che provo nel vedere Berlusconi al Governo che rimette in gioco schemi noti e la sinistra che lo segue incapace di uscire dai propri schemi.

Perché scrivo oggi? Perché l'amarezza mi sopraffà, perché mi chiedo se ci sarà davvero un domani, perché l'Università viene finita di affossare, anche la parte buona. Presso il nostro Dipartimento aveva vinto il concorso da ricercatore un ricercatore Italiano attualmente in America, tutti ci chiedevamo come mai volesse venire qui a Pisa, certo come lui aveva scritto "di tutte le universita' italiane, pisa e' first rank per me", magra consolazione, una persona altamente qualificata, molto conosciuta doveva venire in Italia con 1200 euro al mese di stipendio? Lui lo stava per fare, armato di quel senso di riconoscimento verso la nazione che ti ha riconosciuto, ma cosa gli si può dire quando non ha potuto prendere servizio causa finanziaria del governo di sinistra (grazie ministro Mussi!) dando tempo all'Università Americana di rilanciare sullo stipendio. Cosa potevamo fare per rilanciare? Niente. E a fronte di questo mi nausea sentire parlare di eccellenza, di risorse, sciacquarsi la bocca da parte di tante persone che non sanno neanche dove questa sia.

Concludo riportando un pezzo di Ilvo Diamanti da Repubblica.it del 25 luglio 2008, non sono solito riportare un intero pezzo, ma questa volta era il caso:

Maledetti professori
di ILVO DIAMANTI


IL "PROFESSORE", ormai, primeggia solo fra le professioni in declino. Che insegni alle medie o alle superiori ma anche all'università: non importa. La sua reputazione non è più quella di un tempo. Anzitutto nel suo ambiente. Nella scuola, nella stessa classe in cui insegna. Gli studenti guardano i professori senza deferenza particolare. E senza timore. In fondo, hanno stipendi da operai specializzati (ma forse nemmeno) e un'immagine sociale senza luce. Non possono essere presi a "modello" dai giovani, nel progettare la carriera futura. Molti genitori hanno redditi e posizione professionale superiori. E poi, la cultura e la conoscenza, oggi, non vanno di moda. E' almeno da vent'anni che tira un'aria sfavorevole per le professioni intellettuali. Guardate con sospetto e sufficienza.
Siamo nell'era del "mito imprenditore" . Dell'uomo di successo che si è fatto da sé. Piccolo ma bello. E ricco. Il lavoratore autonomo, l'artigiano e il commerciante. L'immobiliarista. E' "l'Italia che produce". Ha conquistato il benessere, anzi: qualcosa di più. Studiando poco. O meglio: senza bisogno di studiare troppo. In qualche caso, sfruttando conoscenze e competenze che la scuola non dà. Si pensi a quanti, giovanissimi, prima ancora di concludere gli studi, hanno intrapreso una carriera di successo nel campo della comunicazione e delle nuove tecnologie.

Competenze apprese "fuori" da scuola. Così i professori sono scivolati lungo la scala della mobilità sociale. Ai margini del mercato del lavoro. Figure laterali di un sistema - la suola pubblica - divenuto, a sua volta, laterale. Poco rispettati dagli studenti, ma anche dai genitori. I quali li criticano perché non sanno trasmettere certezze e autorità; perché non premiano il merito. Presumendo che i loro figli siano sempre meritevoli.
Si pensi all'invettiva contro i "professori meridionali" lanciata da Bossi nei giorni scorsi. Con gli occhi rivolti - anche se non unicamente - alla commissione che ha bocciato "suo figlio" agli esami di maturità. Naturalmente in base a un pregiudizio anti-padano. I più critici e insofferenti nei confronti dei professori sono, peraltro, i genitori che di professione fanno i professori. Pronti a criticare i metodi e la competenza dei loro colleghi, quando si permettono di giudicare negativamente i propri figli. Allora non ci vedono più. Perché loro la scuola e la materia la conoscono. Altro che i professori dei loro figli. Che studino di più, che si preparino meglio. (I professori, naturalmente, non i loro figli).

Va detto che i professori hanno contribuito ad alimentare questo clima. Attraverso i loro sindacati, che hanno ostacolato provvedimenti e riforme volti a promuovere percorsi di verifica e valutazione. A premiare i più presenti, i più attivi, i più aggiornati, i più qualificati. Così è sopravvissuto questo sistema, che penalizza - e scoraggia - i docenti preparati, motivati, capaci, appassionati. Peraltro, molti, moltissimi. La maggioranza. In tanti hanno preferito, piuttosto, investire in altre attività professionali, per integrare il reddito. O per ottenere le soddisfazioni che l'insegnamento, ridotto a routine, non è più in grado di offrire. Sono (siamo) diventati una categoria triste.

Negli ultimi tempi, tuttavia, il declino dei professori è divenuto più rapido. Non solo per inerzia, ma per "progetto" - dichiarato, senza infingimenti e senza giri di parole. Basta valutare le risorse destinate alla scuola e ai docenti dalle finanziarie. Basta ascoltare gli echi dei programmi di governo. Che prevedono riduzioni consistenti (di personale, ma anche di reddito): alle medie, alle superiori, all'università. Meno insegnanti, quindi. Mentre i fondi pubblici destinati alla ricerca e all'insegnamento calano di continuo. Dovrebbe subentrare il privato. Che, però, in generale se ne guarda bene. Ad eccezione delle Fondazioni bancarie. Che tanto private non sono. D'altra parte, chissenefrega. I professori, come tutti gli statali, sono una banda di fannulloni. O almeno: una categoria da tenere sotto controllo, perché spesso disamorati e impreparati. Maledetti professori. Soprattutto del Sud. Soprattutto della scuola pubblica. E - si sa - gran parte dei professori sono statali e meridionali.

Maledetti professori. Responsabili di questa generazione senza qualità e senza cultura. Senza valori. Senza regole. Senza disciplina. Mentre i genitori, le famiglie, i predicatori, i media, gli imprenditori. Loro sì che il buon esempio lo danno quotidianamente. Partecipi e protagonisti di questa società (in)civile. Ordinata, integrata, ispirata da buoni principi e tolleranza reciproca. Per non parlare del ceto politico. Pronto a supplire alle inadempienze e ai limiti della scuola. Guardate la nuova ministra: appena arrivata, ha già deciso di attribuire un ruolo determinante al voto in condotta. Con successo di pubblico e di critica.

Maledetti professori. Pretendono di insegnare in una società dove nessuno - o quasi - ritiene di aver qualcosa da imparare. Pretendono di educare in una società dove ogni categoria, ogni gruppo, ogni cellula, ogni molecola ritiene di avere il monopolio dei diritti e dei valori. Pretendono di trasmettere cultura in una società dove più della cultura conta il culturismo. Più delle conoscenze: i muscoli. Più dell'informazione critica: le veline. Una società in cui conti - anzi: esisti - solo se vai in tivù. Dove puoi dire la tua, diventare "opinionista" anche (soprattutto?) se non sai nulla. Se sei una "pupa ignorante", un tronista o un "amico" palestrato, che legge solo i titoli della stampa gossip. Una società dove nessuno ritiene di aver qualcosa da imparare. E non sopporta chi pretende - per professione - di aver qualcosa da insegnare agli altri. Dunque, una società senza "studenti". Perché dovrebbe aver bisogno di docenti?

Maledetti professori. Non servono più a nulla. Meglio abolirli per legge. E mandarli, finalmente, a lavorare.




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4 giugno 2008

ICI e OCSE

L'OCSE ha rivisto al ribasso la crescita del PIL per il 2008, come riportato da Repubblica.it:

L'economia italiana crescerà nel 2008 dello 0,5%. Lo prevede l'Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) che, nell'ultimo Economic outlook, ha praticamente dimezzato la precedente stima di una crescita dell'1,1% (già rivista al ribasso a marzo dall'1,3% stimato a fine 2007). Nel 2009 il Pil dovrebbe invece aumentare dello 0,9%. Nella Relazione unificata sull'economia, il Tesoro ha previsto a marzo una crescita dello 0,6% per quest'anno.

Secondo le stime dell'Ocse inoltre i conti pubblici italiani potrebbero "deteriorarsi" nel 2008, come effetto del rallentamento della crescita e delle misure di aumento del deficit, compreso il taglio dell'Ici e dell'Irap. L'Organizzazione prevede per quest'anno un deficit al 2,5% e per il 2009 al 2,7% (era all'1,9% nel 2007). Secondo l'Ocse "ci si potrebbe pentire" dei tagli alla pressione fiscale "se i recenti miglioramenti nella riscossione e il conseguente allargamento della base fiscale non saranno sostenuti".


Questo è il risultato di una campagna elettorale basata su promesse che per essere mantenute costeranno a tutti. Io poi che ho solo affitto mi troverò a pagare il buco dell'ICI per il quale non sono stato neanche scontato! Quindi i non proprietari di casa sono felici perché già non hanno diritto ad avere una casa, e ora coprono anche le spese per chi ce l'ha. Ma ammettendo che fosse un vantaggio per la collettività sarei anche disposto ad accettarlo, ma pensiamo che quello faccia davvero la differenza rispetto al calo di servizi a cui assisteremo?


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29 maggio 2008

Vorrei far notare...

... al Ministro per i rapporti col parlamento che il fatto che stralciare il comma 3, quello salva Rete 4 non è inutile "tanto c'è già nella legge Gasparri" per i seguenti motivi:

  1. Se c'era già non serviva
  2. Se c'era già e la UE ha una procedura di infrazione magari era anche nocivo
  3. Che bisogno c'era di rafforzarlo se c'era già?
  4. Votarlo ora voleva dire che lo si condivideva

Un governo serio avrebbe portato in discussione la cosa non cercando di usare un decreto del precedente governo come cavallo di Troia. Quindi mi pare che facesse piuttosto differenza la sua presenza o meno, e tutto questo gettare acqua sul fuoco non è che un modo per sottolineare che era un tentativo di forzatura andato male. Ringraziamo quindi l'opposizione perché quando viene fatta in modo serio può essere efficace nello svolgere il ruolo di vigilanza entrando nel merito delle cose. E' bello però pensare alle eredità del governo Berlusconi precedente... la 'porcata' della legge elettorale, la legge 'Gasparri' sulle frequenze che rischia di costarci un sacco per difendere Rete 4... Speriamo che non ce ne siano troppe di queste in questa legislatura, e anche a voler essere aperti nel dialogo è difficile non ricordare.


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28 maggio 2008

Opposizione ed emendamento Rete4

A qualcosa serve l'opposizione, è possibile influenzare una politica di governo, ma questo è possibile se l'opposizione viene fatta in modo aperto. Le trattative di oggi sull'emendamento su Rete 4 mostrano che se un governo pensa che l'opposizione non sia necessariamente sul no allora si può cercare un'intesa. E d'altronde l'ostruzionismo non può essere fatto ad oltranza. Quello che però ho trovato più interessante è che il 30% dei deputati del PdL ieri non erano in aula e molti anche non giustificati, non avevano fatto il moralismo sul parlamento e sul lavoro? Castelli addirittura ha difeso lo stipendio in nome della dignità di quel lavoro. Cominciate a dimostrarlo sul campo che il lavoro del parlamentare è serio, evitate gaffe come quella di Fini che ha detto cosa fare al governo, e allora magari si può anche prendere sul serio.


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28 maggio 2008

La posizione di Fini

Ho apprezzato comunque la posizione di Fini su Almirante, capace di non rinnegare il proprio passato ma condannando in modo secco parole dell'uomo di cui un tempo fu delfino. Mostra più carattere di Alemanno che in alcuni momenti ricorda un bimbo a cui hanno dato in mano un portafoglio e non vede l'ora di usarlo per fare tutto quello che normalmente non può.


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28 maggio 2008

Amnesty ufficializza...

... quello che molti di noi commentatori abbiamo cominciato a dire da un po', l'Italia è xenofoba e c'è poco da dire, è bene accettarlo e se non ci va (spero bene che sia così) anche cambiare. Le paure, il disagio, il senso di non farcela, tutto viene addossato ai diversi, a persone che spesso sono messe peggio ma come accade spesso quando si sta male non ci si cura di chi sta peggio. E non è una cosa passeggera, è talmente profonda che sta entrando nel tessuto culturale, tanto che i temi dei bambini di Ponticelli rivelano pensieri veramente tremendi. Come avevo già scritto in questo blog questo rivela anche un cedere sostanziale della cultura cattolica nel nome di quella dell'egoismo, frutto di un benessere che ci stiamo giocando da soli e del cui degrado accusiamo gli altri. E' necessario ritrovare la cultura della responsabilità individuale e non della categoria, consci che alcune realtà sociali sono più a rischio di altre, ma ci vuole anche la responsabilità dei giornalisti di informare correttamente e dei politici di smettere di cavalcare sentimenti che una volta accesi non è facile spegnere. Detto questo è oggettivo: viviamo in una nazione di razzisti.




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27 maggio 2008

Via Almirante...

Trovo ridicola l'idea di intitolare ad Almirante una via a Roma, e per mascherare un gesto chiaramente interessato il sindaco Alemanno parla anche di mettere altri nomi come Craxi e Fanfani. Sono daccordo con la riflessione di Merlo su Repubblica.it, alla quale aggiungerei che è anche di cattivo gusto spendere energie in questo momento per pensare a questo piuttosto che all'Ara Pacis, dimostra che le priorità del sindaco non sono propriamente ragionevoli. Quando Veltroni divenne sindaco non cominciò a cambiare nomi a vie e piazze, attività che per altro dovrebbe richiedere larga condivisione, perché se uno sta in via XXX e poi gli dicono che sta in via Almirante questo non è necessariamente bello e appassionante. Spero che la cosa si limiti a questo, ma visto il raid e soprattutto i commenti di Alemanno c'è da dire che non penso che i Romani abbiano fatto bene a sceglierlo, anche se Rutelli non era il candidato ideale i primi sintomi non sono segno di buona amministrazione. Vedremo.


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26 maggio 2008

Gasolio!!!

Il Gasolio ha superato la benzina come costo! Prepariamoci a rincari a raffica, perché comunque per anni si è usato il gasolio per il trasporto. Certo che è sempre la solita storia in Italia, prima ti fanno pensare che risparmi, e poi stranamente costa di più. E' successo col metano, ora col gasolio. Ma il dato sconfortante è il salire incontrollato del prezzo dei derivati del petrolio, se non fosse per la forza dell'euro adesso saremmo in mutande più di quanto non siamo. Vogliamo prendere provvedimenti concreti subito? Invece di continuare a triplicare corsie forse non sarebbe il caso di rivedere un po' la politica e mettere qualcosa su rotaia? Magari per calmierare un po'... Almeno su rotaia si può sperare di recuperare qualche fonte dalle energie alternative. Ma in ogni caso vanno riviste varie abitudini! Ricominciamo ciascuno a bere la propria acqua e mangiare la propria verdura... Questo abbatte i costi più di ogni altra cosa! Ci vuole una politica di investimento sull'energia che non possono essere solo 4 centrali nucleari in 10 anni, e fino ad allora? Se non governiamo decentemente questo paese nei prossimi anni ci ritroviamo in mutande con la forbice tra chi sta bene e chi sta male che si allarga inesorabilmente. E pensare che molti si sono venduti per 150 euro all'anno di ICI in meno, maledetti e subito.


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